Associazione di rappresentanza delle imprese: alcuni pubblici amministratori si ergono a “selezionatori” di chi ha o non ha la legittimità a rappresentare e tutelare le imprese e giustificano le loro affermazioni richiedendo iscrizioni varie.
Ma può un pubblico amministratore fare, al rappresentante di Associazione di categoria, per altro firmataria di ben 13 contratti nazionali di lavoro, regolarmente registrati dal Ministero del Lavoro , una domanda come questa: “siete presenti al CNEL”? Se non lo siete noi non possiamo riconoscere la Vostra rappresentatività.” Ma si possono dire bestialità simili ? Eppure questo avviene a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale ed in questi giorni si è ripetuto quasi ai due estremi: Piemonte e Calabria.
Allora Confimpresa è convinta che forse è necessario iniziare un processo di “acculturamento” di coloro che, pur non sapendo, hanno in mano le sorti di imprese ed imprenditori che agiscono sul territorio che loro amministrano.
Rispieghiamo per sommi capi cosa è il CNEL.
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) è un organo costituzionale, previsto dalla Costituzione Italiana all'art. 99, ed il comma 1, stabilisce che sia composto, «di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa». È organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni, e ha diritto all'iniziativa legislativa, limitatamente alle materie di propria competenza
I “padri della costituzione”, per nostra fortuna, usando intelligenza e previdenza, hanno articolato la composizione in un modo semplice ma contemporaneamente molto complesso, ed hanno previsto che venissero chiamati a comporre il Consiglio:
-
10 «esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica» ;
-
48 «rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato»;
-
6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.
I 48 rappresentanti delle categorie produttive, i 6 rappresentati delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, se fossero i soli componenti darebbero una “rappresentanza” molto limitata al Cnel,. Ma così non è perché la lungimiranza dei costituenti ha previsto 10 consiglieri che, per effetto dell'imprimatur di chi li nomina, assicurano la rappresentanza universale “dell'economia e del lavoro”, ed è anche per questo che i 10 consiglieri vengono nominati 8 direttamente dal Presidente della Repubblica e 2 dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
E fin qui per cercare di correggere letture distorte del ruolo del Cnel che, a memoria dei numerosissimi documenti emanati, non ha mai fatto “discriminazioni” su categorie presenti nel Consiglio e categorie assenti e nelle iniziative che promuove pratica il coinvolgimento più ampio delle associazioni di rappresentanza.
Ma allora perché ci sono ancora soggetti che fanno il giochino “ad escludere” chi, rappresentando realmente imprenditori ed imprese viene ritenuto “interlocutore non idoneo”?
A non essere malevoli diciamo che non hanno capito e che, quando sono pubblici amministratori è bene che realizzino la loro funzione tenendo conto di tutte le aggregazioni che sono presenti sul territorio e convincendosi che la pluralità di voci, comprese quelle delle minoranze, sono una ricchezza che deve essere valorizzata e non emarginata.
AUMENTANO i piccoli "furti" del governo:i BOLLI !
Scritto da Diego GiovinazzoConfimpresa nelle commissioni sicurezza UNI
Scritto da Diego Giovinazzo
Confimpresa partecipa ai lavori dei Sottocomitati UNI “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero”
Nel corso del 2010, con Delibera del Consiglio Direttivo UNI, fu costituito il Comitato "Sicurezza", organo consultivo della Giunta Esecutiva, con il compito di analizzare la problematica della sicurezza nella sua complessità, con particolare attenzione agli aspetti relativi al mondo del lavoro ed alle attività domestiche e ricreative.
Il Comitato “Sicurezza” si insediò il 2 febbraio 2011, sotto la Presidenza del Presidente INAIL, in qualità di Vicepresidente UNI delegato alla problematiche della sicurezza sociale, ed ha approvato una serie di Delibere, successivamente ratificate dalla Giunta Esecutiva.
Con la nomina del nuovo Presidente del Comitato Sicurezza UNI, prof. Massimo De Felice, Presidente INAIL e Vice-Presidente UNI, sono stati riattivati lo scorso 19 marzo i lavori del Comitato e dei suoi Sottocomitati.
Il Comitato è stato articolato in due Sottocomitati ai cui lavori partecipa Confimpresa.
E' stato infatti delegato Vittorio Terracciano della Federazione della Campania a partecipare alle attività dei Sottocomitati “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero” che si sono nuovamente riuniti il 29 maggio scorso a Milano presso la sede UNI di via Sannio.
I sottocomitati hanno il compito specifico di:
a) definire le linee di indirizzo su cui basare la programmazione dell’attività tecnico normativa, considerando i principali ambiti legislativi, nazionali ed europei, e l’evoluzione dell’attività di normazione volontaria in sede CEN e ISO;
b) evidenziare gli argomenti di interesse o quelli non previsti dalla programmazione annuale delle Commissioni Tecniche UNI e degli Enti Federati, fornendo indicazioni utili al coordinamento dei lavori, in termini di coinvolgimento delle parti interessate e di sviluppo dei lavori;
c) valutare le richieste di esecuzione di lavori di normazione giunte ad UNI di particolare rilievo strategico, in termini di soggetti proponenti, contenuti normativi ed impatti sul mercato e la società.
Sono oltre 27mila le imprese "fuggite" all'estero
Scritto da Diego GiovinazzoSecondo i dati Cgia Mestre, tasse, burocrazia, costo del lavoro, inefficienza della pubblica amministrazione e mancanza di credito hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole.
Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l’inefficienza della Pubblica amministrazione la mancanza di credito e i costi dell’energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili per le imprese italiane tali da aver indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole. Secondo l’Ufficio studi dellaCgia di Mestre sono oltre 27mila imprese che,al 31 dicembre 2011, hanno trasferito all'estero una parte della loro attività produttiva. Sebbene la crescita del numero dei gruppi interessati dal fenomeno della delocalizzazione è stato abbastanza contenuto, pari al +4,5% tra il 2008 e il 2011, ha sottolineato l'Associazione, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l'incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1.557.000 i posti di lavoro creati da queste aziende oltre confine.
“Premesso che in questi ultimi decenni la delocalizzazione produttiva ha interessato tutti i Paesi più industrializzati del mondo – sottolinea il segretario della Cgia di Mestrew, Giuseppe Bortolussi – fare impresa in Italia è molto più difficile che altrove. Un elemento di forte richiamo è la certezza del diritto. In Francia, ad esempio, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi di quanto avviene da noi. La giustizia francese funziona e chi non paga viene perseguito e sanzionato. Senza contare che i tempi di risposta delle autorità locali sono strettissimi, al contrario di quanto succede in Italia dove l’unica certezza sono i ritardi che accompagnano quasi ogni pratica pubblica”.
Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attratto gli interessi delle nostre imprese troviamo gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099 imprese), la Romania (1.992 unità produttive) e la Spagna (1.925 aziende). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno scelto di proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente.
Le Regioni più investite dalla “fuga” delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese.
Quasi un’impresa su due (48,3% del totale) opera nel commercio all’ingrosso (in valore assoluto sono 13.124 aziende). Si tratta, ad esempio, di attività legate agli intermediari del commercio, del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e bevande, di apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature. Attività prevalentemente costituite dalle filiali commerciali di imprese manifatturiere. Segue l’industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2% del totale).
A Napoli, organizzato dalla presidente regionale della Campania, dr.ssa Raffaella Papa, e' in fase di svolgimento il primo evento sulla Responsabilita' Sociale Condivisa. Le molteplici iniziative previste fanno dell'evento un punto di riferimento nazionale sul tema. Nei prossimi giorni pubblicheremo ampi resoconti dell'attivita'.
Video rendered using the "Example K2 Plugin".
LO SHOCK POLITICO: Luigi Gentili in soccorso alla politica.
Scritto da Diego Giovinazzo
Incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni: Confimpresa concorda con Luigi Gentili.
Il contesto. L'economia oggi corre velocissima, e la politica non riesce a stargli dietro. I sistemi economici evolvono rapidamente e con la globalizzazione diventano sempre più decisivi nelle scelte di governo, mentre la politica, ferma su idee e forme organizzative superate, non riesce ad adattarsi al cambiamento. Di fronte a questo scenario, emerge quello che il sociologo Luigi Gentili chiama lo "shock politico", ovvero l'incapacità di prendere decisioni da parte delle elite dirigenti, bloccate nell'incapacità di superare un'empasse socio-economica senza precedenti.
Il problema. Per tornare a decidere, e superare la situazione di stallo esistente, è necessario per Gentili ridefinire la struttura organizzativa dei gruppi politici, in modo che possano essere superati due delle difficoltà oggi più diffuse: il disinteresse e la perdita di fiducia verso la politica, da parte della società civile, e l'incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni.
L'analisi. Lo "shock politico" ha due conseguenze fondamentali: l'astensionismo politico, o, in alternativa, l'abbandono verso nuove forme di populismo mediatico; la distruzione e l'espatrio di imprese e professionisti che non trovano risposte concrete alla loro impossibilità di creare ricchezza.
La proposta. Le soluzioni sono due, tra loro integrate e convergenti: consolidare la nascita del partito-rete, già in corso in numerose organizzazioni appartenenti a diversi schieramenti politici, in modo da recuperare i legami con la società civile; sostenere l'economia reale, attraverso interventi mirati per le imprese che dimostrano di avere un potenziale.
Gli interventi. Al livello pratico, le proposte del libro "Lo shock politico" vanno in due direzioni: investire nell'iper-partito e nelle aree sistema. Occorre innanzitutto sostenere l'iper-partito, ovvero un partito adhocratico che si lega, orizzontalmente, alle molteplici organizzazioni della società civile: club, comitati, think tank, associazioni di opinione e di rappresentanza, organismi culturali e solidaristici; occorre poi incentivare lo sviluppo delle aree-sistema, ovvero delle localizzazioni territoriali produttive, legate al Made in Italy, dove reti di PMI cooperano insieme per ottenere un risultato comune.
Associazione di rappresentanza delle imprese: alcuni pubblici amministratori si ergono a “selezionatori” di chi ha o non ha la legittimità a rappresentare e tutelare le imprese e giustificano le loro affermazioni richiedendo iscrizioni varie.
Ma può un pubblico amministratore fare, al rappresentante di Associazione di categoria, per altro firmataria di ben 13 contratti nazionali di lavoro, regolarmente registrati dal Ministero del Lavoro , una domanda come questa: “siete presenti al CNEL”? Se non lo siete noi non possiamo riconoscere la Vostra rappresentatività.” Ma si possono dire bestialità simili ? Eppure questo avviene a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale ed in questi giorni si è ripetuto quasi ai due estremi: Piemonte e Calabria.
Allora Confimpresa è convinta che forse è necessario iniziare un processo di “acculturamento” di coloro che, pur non sapendo, hanno in mano le sorti di imprese ed imprenditori che agiscono sul territorio che loro amministrano.
Rispieghiamo per sommi capi cosa è il CNEL.
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) è un organo costituzionale, previsto dalla Costituzione Italiana all'art. 99, ed il comma 1, stabilisce che sia composto, «di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa». È organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni, e ha diritto all'iniziativa legislativa, limitatamente alle materie di propria competenza
I “padri della costituzione”, per nostra fortuna, usando intelligenza e previdenza, hanno articolato la composizione in un modo semplice ma contemporaneamente molto complesso, ed hanno previsto che venissero chiamati a comporre il Consiglio:
-
10 «esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica» ;
-
48 «rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato»;
-
6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.
I 48 rappresentanti delle categorie produttive, i 6 rappresentati delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, se fossero i soli componenti darebbero una “rappresentanza” molto limitata al Cnel,. Ma così non è perché la lungimiranza dei costituenti ha previsto 10 consiglieri che, per effetto dell'imprimatur di chi li nomina, assicurano la rappresentanza universale “dell'economia e del lavoro”, ed è anche per questo che i 10 consiglieri vengono nominati 8 direttamente dal Presidente della Repubblica e 2 dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
E fin qui per cercare di correggere letture distorte del ruolo del Cnel che, a memoria dei numerosissimi documenti emanati, non ha mai fatto “discriminazioni” su categorie presenti nel Consiglio e categorie assenti e nelle iniziative che promuove pratica il coinvolgimento più ampio delle associazioni di rappresentanza.
Ma allora perché ci sono ancora soggetti che fanno il giochino “ad escludere” chi, rappresentando realmente imprenditori ed imprese viene ritenuto “interlocutore non idoneo”?
A non essere malevoli diciamo che non hanno capito e che, quando sono pubblici amministratori è bene che realizzino la loro funzione tenendo conto di tutte le aggregazioni che sono presenti sul territorio e convincendosi che la pluralità di voci, comprese quelle delle minoranze, sono una ricchezza che deve essere valorizzata e non emarginata.
AUMENTANO i piccoli "furti" del governo:i BOLLI !
Scritto da Diego GiovinazzoConfimpresa nelle commissioni sicurezza UNI
Scritto da Diego Giovinazzo
Confimpresa partecipa ai lavori dei Sottocomitati UNI “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero”
Nel corso del 2010, con Delibera del Consiglio Direttivo UNI, fu costituito il Comitato "Sicurezza", organo consultivo della Giunta Esecutiva, con il compito di analizzare la problematica della sicurezza nella sua complessità, con particolare attenzione agli aspetti relativi al mondo del lavoro ed alle attività domestiche e ricreative.
Il Comitato “Sicurezza” si insediò il 2 febbraio 2011, sotto la Presidenza del Presidente INAIL, in qualità di Vicepresidente UNI delegato alla problematiche della sicurezza sociale, ed ha approvato una serie di Delibere, successivamente ratificate dalla Giunta Esecutiva.
Con la nomina del nuovo Presidente del Comitato Sicurezza UNI, prof. Massimo De Felice, Presidente INAIL e Vice-Presidente UNI, sono stati riattivati lo scorso 19 marzo i lavori del Comitato e dei suoi Sottocomitati.
Il Comitato è stato articolato in due Sottocomitati ai cui lavori partecipa Confimpresa.
E' stato infatti delegato Vittorio Terracciano della Federazione della Campania a partecipare alle attività dei Sottocomitati “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero” che si sono nuovamente riuniti il 29 maggio scorso a Milano presso la sede UNI di via Sannio.
I sottocomitati hanno il compito specifico di:
a) definire le linee di indirizzo su cui basare la programmazione dell’attività tecnico normativa, considerando i principali ambiti legislativi, nazionali ed europei, e l’evoluzione dell’attività di normazione volontaria in sede CEN e ISO;
b) evidenziare gli argomenti di interesse o quelli non previsti dalla programmazione annuale delle Commissioni Tecniche UNI e degli Enti Federati, fornendo indicazioni utili al coordinamento dei lavori, in termini di coinvolgimento delle parti interessate e di sviluppo dei lavori;
c) valutare le richieste di esecuzione di lavori di normazione giunte ad UNI di particolare rilievo strategico, in termini di soggetti proponenti, contenuti normativi ed impatti sul mercato e la società.
Sono oltre 27mila le imprese "fuggite" all'estero
Scritto da Diego GiovinazzoSecondo i dati Cgia Mestre, tasse, burocrazia, costo del lavoro, inefficienza della pubblica amministrazione e mancanza di credito hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole.
Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l’inefficienza della Pubblica amministrazione la mancanza di credito e i costi dell’energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili per le imprese italiane tali da aver indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole. Secondo l’Ufficio studi dellaCgia di Mestre sono oltre 27mila imprese che,al 31 dicembre 2011, hanno trasferito all'estero una parte della loro attività produttiva. Sebbene la crescita del numero dei gruppi interessati dal fenomeno della delocalizzazione è stato abbastanza contenuto, pari al +4,5% tra il 2008 e il 2011, ha sottolineato l'Associazione, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l'incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1.557.000 i posti di lavoro creati da queste aziende oltre confine.
“Premesso che in questi ultimi decenni la delocalizzazione produttiva ha interessato tutti i Paesi più industrializzati del mondo – sottolinea il segretario della Cgia di Mestrew, Giuseppe Bortolussi – fare impresa in Italia è molto più difficile che altrove. Un elemento di forte richiamo è la certezza del diritto. In Francia, ad esempio, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi di quanto avviene da noi. La giustizia francese funziona e chi non paga viene perseguito e sanzionato. Senza contare che i tempi di risposta delle autorità locali sono strettissimi, al contrario di quanto succede in Italia dove l’unica certezza sono i ritardi che accompagnano quasi ogni pratica pubblica”.
Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attratto gli interessi delle nostre imprese troviamo gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099 imprese), la Romania (1.992 unità produttive) e la Spagna (1.925 aziende). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno scelto di proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente.
Le Regioni più investite dalla “fuga” delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese.
Quasi un’impresa su due (48,3% del totale) opera nel commercio all’ingrosso (in valore assoluto sono 13.124 aziende). Si tratta, ad esempio, di attività legate agli intermediari del commercio, del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e bevande, di apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature. Attività prevalentemente costituite dalle filiali commerciali di imprese manifatturiere. Segue l’industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2% del totale).
A Napoli, organizzato dalla presidente regionale della Campania, dr.ssa Raffaella Papa, e' in fase di svolgimento il primo evento sulla Responsabilita' Sociale Condivisa. Le molteplici iniziative previste fanno dell'evento un punto di riferimento nazionale sul tema. Nei prossimi giorni pubblicheremo ampi resoconti dell'attivita'.
Video rendered using the "Example K2 Plugin".
LO SHOCK POLITICO: Luigi Gentili in soccorso alla politica.
Scritto da Diego Giovinazzo
Incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni: Confimpresa concorda con Luigi Gentili.
Il contesto. L'economia oggi corre velocissima, e la politica non riesce a stargli dietro. I sistemi economici evolvono rapidamente e con la globalizzazione diventano sempre più decisivi nelle scelte di governo, mentre la politica, ferma su idee e forme organizzative superate, non riesce ad adattarsi al cambiamento. Di fronte a questo scenario, emerge quello che il sociologo Luigi Gentili chiama lo "shock politico", ovvero l'incapacità di prendere decisioni da parte delle elite dirigenti, bloccate nell'incapacità di superare un'empasse socio-economica senza precedenti.
Il problema. Per tornare a decidere, e superare la situazione di stallo esistente, è necessario per Gentili ridefinire la struttura organizzativa dei gruppi politici, in modo che possano essere superati due delle difficoltà oggi più diffuse: il disinteresse e la perdita di fiducia verso la politica, da parte della società civile, e l'incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni.
L'analisi. Lo "shock politico" ha due conseguenze fondamentali: l'astensionismo politico, o, in alternativa, l'abbandono verso nuove forme di populismo mediatico; la distruzione e l'espatrio di imprese e professionisti che non trovano risposte concrete alla loro impossibilità di creare ricchezza.
La proposta. Le soluzioni sono due, tra loro integrate e convergenti: consolidare la nascita del partito-rete, già in corso in numerose organizzazioni appartenenti a diversi schieramenti politici, in modo da recuperare i legami con la società civile; sostenere l'economia reale, attraverso interventi mirati per le imprese che dimostrano di avere un potenziale.
Gli interventi. Al livello pratico, le proposte del libro "Lo shock politico" vanno in due direzioni: investire nell'iper-partito e nelle aree sistema. Occorre innanzitutto sostenere l'iper-partito, ovvero un partito adhocratico che si lega, orizzontalmente, alle molteplici organizzazioni della società civile: club, comitati, think tank, associazioni di opinione e di rappresentanza, organismi culturali e solidaristici; occorre poi incentivare lo sviluppo delle aree-sistema, ovvero delle localizzazioni territoriali produttive, legate al Made in Italy, dove reti di PMI cooperano insieme per ottenere un risultato comune.
Associazione di rappresentanza delle imprese: alcuni pubblici amministratori si ergono a “selezionatori” di chi ha o non ha la legittimità a rappresentare e tutelare le imprese e giustificano le loro affermazioni richiedendo iscrizioni varie.
Ma può un pubblico amministratore fare, al rappresentante di Associazione di categoria, per altro firmataria di ben 13 contratti nazionali di lavoro, regolarmente registrati dal Ministero del Lavoro , una domanda come questa: “siete presenti al CNEL”? Se non lo siete noi non possiamo riconoscere la Vostra rappresentatività.” Ma si possono dire bestialità simili ? Eppure questo avviene a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale ed in questi giorni si è ripetuto quasi ai due estremi: Piemonte e Calabria.
Allora Confimpresa è convinta che forse è necessario iniziare un processo di “acculturamento” di coloro che, pur non sapendo, hanno in mano le sorti di imprese ed imprenditori che agiscono sul territorio che loro amministrano.
Rispieghiamo per sommi capi cosa è il CNEL.
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) è un organo costituzionale, previsto dalla Costituzione Italiana all'art. 99, ed il comma 1, stabilisce che sia composto, «di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa». È organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni, e ha diritto all'iniziativa legislativa, limitatamente alle materie di propria competenza
I “padri della costituzione”, per nostra fortuna, usando intelligenza e previdenza, hanno articolato la composizione in un modo semplice ma contemporaneamente molto complesso, ed hanno previsto che venissero chiamati a comporre il Consiglio:
-
10 «esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica» ;
-
48 «rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato»;
-
6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.
I 48 rappresentanti delle categorie produttive, i 6 rappresentati delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, se fossero i soli componenti darebbero una “rappresentanza” molto limitata al Cnel,. Ma così non è perché la lungimiranza dei costituenti ha previsto 10 consiglieri che, per effetto dell'imprimatur di chi li nomina, assicurano la rappresentanza universale “dell'economia e del lavoro”, ed è anche per questo che i 10 consiglieri vengono nominati 8 direttamente dal Presidente della Repubblica e 2 dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
E fin qui per cercare di correggere letture distorte del ruolo del Cnel che, a memoria dei numerosissimi documenti emanati, non ha mai fatto “discriminazioni” su categorie presenti nel Consiglio e categorie assenti e nelle iniziative che promuove pratica il coinvolgimento più ampio delle associazioni di rappresentanza.
Ma allora perché ci sono ancora soggetti che fanno il giochino “ad escludere” chi, rappresentando realmente imprenditori ed imprese viene ritenuto “interlocutore non idoneo”?
A non essere malevoli diciamo che non hanno capito e che, quando sono pubblici amministratori è bene che realizzino la loro funzione tenendo conto di tutte le aggregazioni che sono presenti sul territorio e convincendosi che la pluralità di voci, comprese quelle delle minoranze, sono una ricchezza che deve essere valorizzata e non emarginata.
AUMENTANO i piccoli "furti" del governo:i BOLLI !
Scritto da Diego GiovinazzoConfimpresa nelle commissioni sicurezza UNI
Scritto da Diego Giovinazzo
Confimpresa partecipa ai lavori dei Sottocomitati UNI “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero”
Nel corso del 2010, con Delibera del Consiglio Direttivo UNI, fu costituito il Comitato "Sicurezza", organo consultivo della Giunta Esecutiva, con il compito di analizzare la problematica della sicurezza nella sua complessità, con particolare attenzione agli aspetti relativi al mondo del lavoro ed alle attività domestiche e ricreative.
Il Comitato “Sicurezza” si insediò il 2 febbraio 2011, sotto la Presidenza del Presidente INAIL, in qualità di Vicepresidente UNI delegato alla problematiche della sicurezza sociale, ed ha approvato una serie di Delibere, successivamente ratificate dalla Giunta Esecutiva.
Con la nomina del nuovo Presidente del Comitato Sicurezza UNI, prof. Massimo De Felice, Presidente INAIL e Vice-Presidente UNI, sono stati riattivati lo scorso 19 marzo i lavori del Comitato e dei suoi Sottocomitati.
Il Comitato è stato articolato in due Sottocomitati ai cui lavori partecipa Confimpresa.
E' stato infatti delegato Vittorio Terracciano della Federazione della Campania a partecipare alle attività dei Sottocomitati “Salute e Sicurezza sul lavoro” e “Sicurezza domestica e delle attività di tempo libero” che si sono nuovamente riuniti il 29 maggio scorso a Milano presso la sede UNI di via Sannio.
I sottocomitati hanno il compito specifico di:
a) definire le linee di indirizzo su cui basare la programmazione dell’attività tecnico normativa, considerando i principali ambiti legislativi, nazionali ed europei, e l’evoluzione dell’attività di normazione volontaria in sede CEN e ISO;
b) evidenziare gli argomenti di interesse o quelli non previsti dalla programmazione annuale delle Commissioni Tecniche UNI e degli Enti Federati, fornendo indicazioni utili al coordinamento dei lavori, in termini di coinvolgimento delle parti interessate e di sviluppo dei lavori;
c) valutare le richieste di esecuzione di lavori di normazione giunte ad UNI di particolare rilievo strategico, in termini di soggetti proponenti, contenuti normativi ed impatti sul mercato e la società.
Sono oltre 27mila le imprese "fuggite" all'estero
Scritto da Diego GiovinazzoSecondo i dati Cgia Mestre, tasse, burocrazia, costo del lavoro, inefficienza della pubblica amministrazione e mancanza di credito hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole.
Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l’inefficienza della Pubblica amministrazione la mancanza di credito e i costi dell’energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili per le imprese italiane tali da aver indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell’azienda è più favorevole. Secondo l’Ufficio studi dellaCgia di Mestre sono oltre 27mila imprese che,al 31 dicembre 2011, hanno trasferito all'estero una parte della loro attività produttiva. Sebbene la crescita del numero dei gruppi interessati dal fenomeno della delocalizzazione è stato abbastanza contenuto, pari al +4,5% tra il 2008 e il 2011, ha sottolineato l'Associazione, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l'incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1.557.000 i posti di lavoro creati da queste aziende oltre confine.
“Premesso che in questi ultimi decenni la delocalizzazione produttiva ha interessato tutti i Paesi più industrializzati del mondo – sottolinea il segretario della Cgia di Mestrew, Giuseppe Bortolussi – fare impresa in Italia è molto più difficile che altrove. Un elemento di forte richiamo è la certezza del diritto. In Francia, ad esempio, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi di quanto avviene da noi. La giustizia francese funziona e chi non paga viene perseguito e sanzionato. Senza contare che i tempi di risposta delle autorità locali sono strettissimi, al contrario di quanto succede in Italia dove l’unica certezza sono i ritardi che accompagnano quasi ogni pratica pubblica”.
Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attratto gli interessi delle nostre imprese troviamo gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099 imprese), la Romania (1.992 unità produttive) e la Spagna (1.925 aziende). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno scelto di proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente.
Le Regioni più investite dalla “fuga” delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese.
Quasi un’impresa su due (48,3% del totale) opera nel commercio all’ingrosso (in valore assoluto sono 13.124 aziende). Si tratta, ad esempio, di attività legate agli intermediari del commercio, del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e bevande, di apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature. Attività prevalentemente costituite dalle filiali commerciali di imprese manifatturiere. Segue l’industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2% del totale).
A Napoli, organizzato dalla presidente regionale della Campania, dr.ssa Raffaella Papa, e' in fase di svolgimento il primo evento sulla Responsabilita' Sociale Condivisa. Le molteplici iniziative previste fanno dell'evento un punto di riferimento nazionale sul tema. Nei prossimi giorni pubblicheremo ampi resoconti dell'attivita'.
Video rendered using the "Example K2 Plugin".
LO SHOCK POLITICO: Luigi Gentili in soccorso alla politica.
Scritto da Diego Giovinazzo
Incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni: Confimpresa concorda con Luigi Gentili.
Il contesto. L'economia oggi corre velocissima, e la politica non riesce a stargli dietro. I sistemi economici evolvono rapidamente e con la globalizzazione diventano sempre più decisivi nelle scelte di governo, mentre la politica, ferma su idee e forme organizzative superate, non riesce ad adattarsi al cambiamento. Di fronte a questo scenario, emerge quello che il sociologo Luigi Gentili chiama lo "shock politico", ovvero l'incapacità di prendere decisioni da parte delle elite dirigenti, bloccate nell'incapacità di superare un'empasse socio-economica senza precedenti.
Il problema. Per tornare a decidere, e superare la situazione di stallo esistente, è necessario per Gentili ridefinire la struttura organizzativa dei gruppi politici, in modo che possano essere superati due delle difficoltà oggi più diffuse: il disinteresse e la perdita di fiducia verso la politica, da parte della società civile, e l'incapacità di proporre interventi efficaci sull'economia reale, le PMI e il mondo delle professioni.
L'analisi. Lo "shock politico" ha due conseguenze fondamentali: l'astensionismo politico, o, in alternativa, l'abbandono verso nuove forme di populismo mediatico; la distruzione e l'espatrio di imprese e professionisti che non trovano risposte concrete alla loro impossibilità di creare ricchezza.
La proposta. Le soluzioni sono due, tra loro integrate e convergenti: consolidare la nascita del partito-rete, già in corso in numerose organizzazioni appartenenti a diversi schieramenti politici, in modo da recuperare i legami con la società civile; sostenere l'economia reale, attraverso interventi mirati per le imprese che dimostrano di avere un potenziale.
Gli interventi. Al livello pratico, le proposte del libro "Lo shock politico" vanno in due direzioni: investire nell'iper-partito e nelle aree sistema. Occorre innanzitutto sostenere l'iper-partito, ovvero un partito adhocratico che si lega, orizzontalmente, alle molteplici organizzazioni della società civile: club, comitati, think tank, associazioni di opinione e di rappresentanza, organismi culturali e solidaristici; occorre poi incentivare lo sviluppo delle aree-sistema, ovvero delle localizzazioni territoriali produttive, legate al Made in Italy, dove reti di PMI cooperano insieme per ottenere un risultato comune.

