Venerdì, 04 Gennaio 2019 10:41

SUCUREZZA LAVORO: contributi INAIL

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Crescono le risorse messe in moto dall’Inail per incentivare la sicurezza nelle imprese. Mentre infiammano le polemiche dei sindacati sui tagli che il governo potrebbe inserire nella legge Bilancio, sul capitolo delle risorse strutturali destinate all’Istituto proprio per finanziare progetti di investimento in formazione e sicurezza, quest’ultimo ha presentato il bando Isi 2018 che può contare su quasi 370 milioni a fondo perduto, già messi a bilancio preventivo, contro i 250 scarsi della precedente edizione. Il contributo sarà erogato in conto capitale e potrà coprire fino al 65% delle spese sostenute per ogni progetto ammesso.

Si tratta del maggiore stanziamento effettuata nelle nove edizioni dell’iniziativa, che dal 2010 ad oggi ha messo a disposizione delle aziende oltre 2 miliardi a fondo perduto. Secondo il presidente dell’Inail, Massimo De Felice «il bando Isi è un’iniziativa ormai strutturale unica a livello nazionale per la concessione di finanziamenti in conto capitale, che non ha eguali neppure in Europa». Il considerevole incremento «dei fondi messi a disposizione - ha sottolineato a sua volta il direttore generale Giuseppe Lucibello, consentirà di sostenere ancora più imprese, con ricadute positive sulla sicurezza dei lavoratori e, di conseguenza, anche sul sistema welfare e società».

Rispetto al bando precedente, Isi 2018 presenta alcune novità a livello di assi di finanziamento, caratterizzati da risorse ripartite in budget regionali.

L’Asse 1 (Isi Generalista), in particolare, oltre a portare da 100 a 182 milioni il tesoretto a disposizione delle imprese, ripartisce in maniera netta la torta fra i progetti d’investimento, a cui vanno 180 milioni, e i progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, a cui vanno i restanti 2.

All’Asse 2 (Isi Tematica) vanno 45 milioni per progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi (lo scorso anno erano 44,4), mentre per l’Asse 3 (Isi Amianto), destinato a progetti di bonifica, vanno 97,4 milioni contro i 60 del 2017.

Altra novità: cambiano i destinatari dell’Asse 4 (Isi Micro e piccole imprese): i 10 milioni a bilancio, in precedenza destinati a realtà dei settori legno e ceramica, stavolta andranno a progetti destinati a micro e piccole imprese operanti nei settori della pesca e del tessile, abbigliamento, pelle e calzature.

Invariati anche gli stanziamenti per l’Asse 5 (Isi Agricoltura): 35 milioni per progetti delle micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, di cui 30 per la generalità delle imprese agricole e 5 riservati ai giovani agricoltori (under 40), organizzati anche in forma societaria.

Come per i bandi precedenti, anche stavolta le domande d’accesso agli incentivi andranno presentate in modalità telematica, con una procedura valutativa a sportello suddivisa in tre fasi con il “click day” in programma a giugno.

La Pace fiscale, dopo l'approvazione del Senato con 147 si, aspetta adesso il lasciapassare della Camera, ma perde già alcuni pezzi. Via la dichiarazione integrativa speciale. In compenso guadagna la sanatoria degli errori formali con pagamento sdoppiato tra il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020. E ancora con l'aumento delle rate della rottamazione ter, che passano complessivamente da 10 a 18 per venire incontro ai contribuenti e consentire loro di diluire ulteriormente i pagamenti, si aggiungono ulteriori scadenze sul calendario. 
ROTTAMAZIONE ENTRO IL 7 DICEMBRE PER METTERSI IN REGOLA
Già in dirittura d'arrivo la scadenza del 7 dicembre che consente a chi ha aderito alla rottamzaione bis, di rimettersi in carreggiata con il pagamento delle rate scadute a luglio, settembre e ottobre di quest'anno. 
30 APRILE 2019 PER LE NUOVE ADESIONI
Per aderire invece alla rottamazione ter ci sarà tempo fino al 30 aprile 2019. Poi una volta arrivata la comunicazione degli importi da pagare (attesa entro il 30 giungo 2019) bisognerà iniziare a pagare, con due rate a scadenza 31 luglio 2019 e 30 novembre 2019. Dopo, a partire dal 2020 si potrà pagare in 4 rate annuali, con scadenza 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre, per un totale di diciotto rate complessive.
STRALCIO DELLE MINICARTELLE ENTRO IL 31 DICEMBRE 2018.
Senza presentare alcuna domanda, il 31 dicembre 2018 verranno automaticamente cancellati i carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2010 fino a mille euro.
31 MAGGIO 2019 PER I PVC E LE LITI PENDENTI
Entro il 31 maggio 2019 dovrà essere presentata la dichiarazione di regolarizzazione delle violazioni constate nel processo verbale (pvc) redatto dagli organi accertatori a seguito delle effettuate verifiche, e versata l'unica o la prima rata delle imposte autoliquidate senza il pagamento di sanzioni e interessi. Invece, sempre entro il 31 maggio 2019, in caso ci procedimento contro il fisco, dovrà essere presentata istanza di definiziione agevolata per ciascuna autonoma controversia e per versare l'unica o la prima rata del dovuto.
ERRORI FOMRALI CON SANATORIA IN DUE TEMPI
Anche per la nuova sanatoria degli errori formali il 31 maggio 2019 sarà decisivo. Scadrà, infatti, in quella data, il versamento della prima rata dei 200 euro per anno d'imposta con cui cancellare le irregolarità formali commesse. Il secondo appuntamento sarà invece fissato per il 2 marzo 2020. 
AVV. GIUSEPPE CAPONE
 
Le novità in tema di pace fiscale presenti nel decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2019 riguardano anche la riapertura della definizione agevolata delle liti fiscali pendenti. La definizione agevolata delle liti tributarie sarà così congegnata: 
  • nel caso di soccombenza dell'Agenzia delle Entrate nell'unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, resa sul merito ovvero sull'ammissibilità del ricorso, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 1 dell'articolo 6 con il pagamento:
    1. della metà del valore della controversia in caso di soccombenza dell'Amministrazione Finanziaria in primo grado;
    2. di un quinto dela valore della controversia in caso di soccombenza dell'Amministrazione Finanziaria nel giudizio di secondo grado.
    Inoltre, nel testo del Dl fiscale si legge: " le controversie relative unicamente agli interessi di mora e alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell'Agenzia delle Entrate nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare sul merito o sull'ammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio, resa alla medesima data e con il pagamento del 40% negli altri casi". 
    Viene poi sottolineato che sono ammesse alla pace fiscale le controversie in cui il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro il 30 settembre 2018 e per le quali alla data della presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronunica definitva.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE
     

     

    Pace fiscale anche per chi non ha pagato le precedenti rate della rottamazione bis. La scadenza è fissata al 7 dicembre prossimo. Il decreto fiscale approvato dal governo ha esteso anche ai decaduti dalla rottamazione bis e dalla prima definizione agevolata delle cartelle la possibilità di accedere all'ampio disegno della pace fiscale. I debiti reidui potranno essere sanati senza corrispondere sanzioni e interessi di mora. Le rate scadute a luglio, settembre e ottobre potranno essere versate in un'unica soluzione entro il 7 dicembre 2018 e in tal caso al contribuente verrà concessa la possibilità di accedere ai vantaggi della rottamamzione ter, che prevede il pagamento del debito residuo fino a 10 rate spalmate in 5 anni. Nuova finestra anche per i decaduti dalla prima rottamazione delle cartelle varata con il DL 193/2016 e ai ripescati dal DL 148/2017 che dopo aver presentato domanda non hanno pagato le rate scadute nel 2016. In questi due casi l'accesso alla rottamazione ter sarà automatico. Tutti i contribuenti potranno beneficiare dei vantaggi della nuova definizione agevolata delle cartelle, proseguendo il versamento degli importi residui con un piano di rateizzazione della durata di ben 5 anni e con interessi ridotti allo 0,3%.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE 
    Domenica, 11 Novembre 2018 09:21

    ROTTAMAZIONE TER. MODALITA' DI ADESIONE

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    L'articolo 3 del D.L. n.119/2018 prevede che il contribuente entro il 30 aprile 2019 possa manifestare all'agente della riscossione la volontà di procedere alla definizione agevolata delle cartelle. Per il contribuente quindi si ripropone la possibilità di sanare la sua posizione debitoria nei confronti del Fisco senza pagare le somme relative a sanzioni ed interessi di mora. Tali effetti premiali, che riproducono quanto già previsto nelle precedenti rottamazioni, siestendono anche a coloro che avevano già fatto ricorso alle predette procedure ma che erano decaduti anche se a condizioni differenti. 
    Per aderire alla rottamazione ter il contribuente dovrà compilare l'apposita modulistica che l'Agente della Riscossione pubblicherà sul proprio sito internet (attualmente non disponibile) indicando il numero di rate, per un massimo di 10, in cui intende effettuare il pagamento dei debiti. 
    Tale istanza dovrà essere presentata entro il 30 aprile 2019.
    Per il contribuente si pone il problema di riuscire a sospendere l'esecuzione delle cartelle esattoriali a suo carico in attesa di richiedere la rottamazione e dunque di evitare eventuali pignoramenti nel frattempo. Se non ha la possibilità di chiedere la rateazione delle pretese (poichè ad esempio è già decaduto) un'altra soluzione, anche se piuttosto "estrema", potrebbe essere quella di proporre un'azione giudiziale.
    Su questo punto è necessario richiamare l'articolo 7 comma 1 lett. m) del D.L. n.70/2011 secondo cui "in caso di richiesta di sospensione giudiziale degli atti esecutivi, non si procede all'esecuzione fino alla decisione del giudice e comunque fino al centoventesimo giorno". Tale norma permette al contribuente che ha proposto un'opposizione agli atti esecutivi di sospendere l'azione esecutiva in attesa di aderire alla rottamamzione ter (ultimo termine 30 aprile 2019) giovandosi degli effetti premiali che permettono di estinguere il proprio debito al netto di sanzioni e interessi.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE
    In un recente intervento alla Camera dei Deputati, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate ha affermato che i crediti che i diversi enti hanno affidato dal 2000 al 2017 prima ad Equitalia e poi all'Agenzia delle Entrate riscossione (subentrata il 2 luglio 2017) è pari ad 871 miliardi di euro. Tuttavia eliminando gli importi difficilmente recuperabili per varie ragioni, resterebbero solo 84,2 miliardi realmente recuperabili. Importo che scende ulteriormente a 50 miliardi secondo quanto dichiarato il 25 luglio scorso dal ministro dell'Economia, rispondendo ad una interrogazione parlamentare (dal Sole24ore del 14.08.2018). 
    In altre parole, nonostante lo Stato vanti nei confronti dei cnontribuenti (cittadini e imprese) un presunto credito pari a 871 miliardi di euro, stando ai dati forniti dal Direttore dell'Agenzia delle Entrate, solamente 50 miliardi di euro sarebbero dovuti realmente (in pratica poco meno del 6%). Pertanto, dati alla mano, si può affermare che i contribuenti potrebbero subire addidrittura un danno dall'adesione alla Pace Fiscale, in quanto gli stessi potrebbero finire col pagare debiti in realtà non dovuti. E' importante, quindi, che tutti i contribuenti prima di aderire a tali agevolazioni, si informino attentamente in merito alla loro situazione debitoria, al fine di comprendere se i debiti presenti sono realmente dovuti. E' possibile, infatti, che i debiti del contribuente non siano dovuti in parte perchè ad esempio il calcolo degli interessi e delle sanzioni applicate dal concessionario della riscossione 8ex Equitalia ora Agenzia Entrate Riscossione) siano errati oppure addirittura prescritti. A tal proposito segnaliamo alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione:
    - i contributi previdenziali e assistenziali (INPS e INAIL) si prescrizono nel termine di 5 anni (Corte di Cassazione n.23397 del 2016)
    - gli interessi applicati sulle sanzioni tributarie sono illegittime (Corte di Cassazione ordinanza n.16533 del 22 giugno 2018)
    AVV. GIUSEPPE CAPONE
    Secondo l'articolo 2, comma 8 bis del DPR 322/1998 "le dichiarazioni dei redditi possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l'indicazione di un maggior debito di imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare non oltre il termine per la dichiarzione relativa al periodo di imposta successivo. L'eventuale credito risultante dalle dichiarazioni può essere utilizzato in compensazione." Da tale precetto normativo deriva che il contribuente può sempre correggere la dichiarazione presentata e ciò anche durante il processo tributario instaurato su un provvedimento fondato sui dati errati dallo stesso dichiarati. Questa è l'indicazione che emerge da una decisione della Corte di Cassazione, che era stata chiamata a pronunciarsi sull'annullamento di una cartella di pagamento per Ires e Irap a carico di una cooperativa in conseguenza di errori commessi nella dichiarazione presentata. La Suprema Corte ha infatti affermato che l'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità afferma l'emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all'amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione. Quest'ultima, infatti, non si configura quale atto negoziale e dispositivo, ma si tratta di una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti. Costituisce, così, un momento dell'iter procedimentale volto all'accartamento dell'obbligazione tributaria. Il termine annuale previsto dalla norma sopra citata, è finalizzato all'utilizzo in compensazione del credito eventualmente utilizzato e non interferisce sul termine di decadenza di 48 mesi previsto per l'istanza di rimborso. In ogni caso, poi, non esplica alcun effetto sul processo tributario instaurato dal contribuente per contestare la pretesa fiscale, poichè anche in virtù dei principi di capacità contributiva (art. 53 Costituzione), non può estendersi un'eventuale decadenza amministrativa del processo tributario. Infatti, sebbene ci si opponga a una pretesa fondata su dati (errati) forniti dal contribuente, l'oggetto del contenzioso non è la "dichiarazione integrativa" ma la fondatezza della pretesa tributaia alla luce degli elementi prodottti dalla parti. Pertanto, va riconosciuta al contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggior pretesa, allegando errori di fatto o di diritto, commessi nella determinazione dell'imposta dovuta.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE
      
    Mercoledì, 07 Novembre 2018 07:39

    AVVISO DI ACCERTAMENTO NULLO SENZA DELEGA

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    L'accertamento fiscale è nullo se l'Amministrazione non prova di avere validamente delegato il funzionario che ha firmato l'atto. Deve essere l'ufficio a provare che il funzionario che ha sottoscritto l'atto era legittimamente delegato. Gli accertamenti sono nulli se non sono sottoscritti dal capo dell'ufficio emittente o da un impiegato della carriera direttiva validamente delegato. La sottoscrizione da parte di un funzionario diverso da quello istituzionalmente competente a sottoscriverlo ovvero da parte di un soggetto privo di delega valida, non sodisfa il requisiito espressamente richiesto, a pena di nullità, dalla norma (art. 42 DPR 600/73).
    La nullità legata ai vizi di sottoscrizione riguarda gli avvisi emessi sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini Iva, in conseguenza del diretto rimando contenuta nel DPR n.633/72. Diversa situazione, infatti, attiene alla cartella esattoriale, al diniego di condono, all'avviso di mora o attribuzione di rendita, poichè in assenza di una sanzione di nullità espressamente prevista per legge, opera la presunzione generale di riferibilità dell'atto all'organo amministrativo che ha emesso il provvedimento. Ne consegue che nell'ipotesi in cui sia contestata l'esistenza di uno specifico atto di delega da parte del capo dell'ufficio e/o l'appartenenza dell'impiegato delegato alla carriera direttiva, incombe all'Amministrazione dimostrare il corretto esercizio del potere sostitutivo e l'assenza di vizi al riguardo. Si discute, infatti, di circostanze che coinvolgono direttamente l'Amministrazione che detiene la relativa documentazione e pertanto sarebbe difficile (o forse impossibile) per il contribuente potervi accedere autonomamente ed inoltre, il giudice nemmeno potrebbe attivare poteri istruttori. Tuttavia, è ormai pacifico che nel caso in cui il contribuente contesti il difetto di poteri del firmatario, l'amministrazione finanziaria deve dimostrare che il sottoscrittore era il capo dell'ufficio in persona oppure (circostanza assai più ricorrente) altro soggetto comunque appartenente alla carriera direttiva (quindi funzionario della terza area), delegato dal capo dell'ufficio. Ma in tale caso, il fisco deve anche produrre agli atti la delega che deve necessariamente essere: scritta, motivata, riferita ad un preciso soggetto, indicato per nome e cognome, riferita ad un preciso ambito temporale entro cui la delega è valida (la delega generica senza limiti di tempo non è valida). Insomma le deleghe in bianco non sono legittime.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE
    L'art. 10 quater del decreto legislativo 74/2000 prevede che sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione ai sensi dell'art. 17 dlgs. 241/97, crediti non spettanti per un importo superiore a 50.000 euro annui, e con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni per chi non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione ex art. 17 dlgs 241/97, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai 50.000 euro.
    Prendendo spunto dalla norma in esame, analizziamo oggi il caso pratico di un soggetto che si è visto imputato della violazione di detta norma, avendo lo stesso operato, secondo la prospettazione accusatoria, una indebita compensazione di ritenute previdenziali. Il decreto legislativo 74/2000 è intitolato "Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto a norma dell'art. 9 della legge n.205 del 25 giugno 1999". Dunque, evodentemente, le fattispecie delittuose di tale testo dovrebbero riferirsi solo alle violazioni in tema di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e non anche a quelle relative al versamento delle ritenute previdenziali. Tutavia contro tale argomento la Cassazione valorizza il dato letterale dello stesso articolo 10 quater. E pertanto, osserva la Corte, che la lettera dell'articolo 10 quater identifica nel dettaglio, in ossequio al principio di tassatività della norma penale, le compensazioni che possono essere oggetto della stessa fattispecie incriminatrice, operando un rinvio recettizio al dettato dell'articolo 17 del decreto legislatico n.241 del 1997. Orbene, osserva la Corte, proprio il testo dell'articolo 17 delgs n.241/1997, richiamato espressamente con rinvio "recettizio e conchiuso" dalla norma incriminatrice, consente la compensazione anche dei crediti relativi ai contributi previdenziali e si riferisce agli importi non versati con l'espressione "somme dovute", senza dunque, volutamente, fare riferimento al termine "imposte", proprio in conseguenza della tipologia ampia ed eterogenea dei crediti che possono essere oggetto di compensazione. 
    In merito poi all'idenditificazione della fattispecie incriminatrice, nessun dubbio nutre la Corte sulla specifica appartennza del caso in esame alla indebita compensazione e non alla truffa, visto l'apparente concorso di norme e la prevalenza del carattere speciale della norma tributaria ex art. 10 quater sulla norma ordinaria.
    Si rileva, a parere di chi scrive, anche con il caso esaminato, come sia venuta a svilupparsi una interpretazione ampia del reato tributario, dovendosi ricomprendere nello stesso non solo i beni appresi per effetto immediato e diretto dell'illecito, ma anche ogni altra utilità che sia conseguenza, anche indiretta e mediata, dell'attività criminosa. 
    AVV. GIUSEPPE CAPONE 
     
     
    La santoria dei micro-crediti esattoriali non si applicherà solo alle cartelle fino a mille euro, ma coinvolgerà anche quelle di importo superiore. E ciò in conseguenza dell'interpretazione letterale del decreto fiscale appena approvato dal Governo. Il testo della norma (art. 4 D.L. 119/2018), infatti, non parla di cancellazione delle cartelle di pagamento ma dei "carichi affidati agli agenti della riscossione" o, che dir si voglia, degli importi iscritti a ruolo. Cerchiamo di capire meglio con un esempio. Immaginiamo il sig. Mario Rossi che, per tre anni consecutivi, non ha pagato il bollo auto. L'importo singolo da versare era di 500 euro; la somma degli arretrati è quindi pari a 1.500 euro cui si aggiungono le sanzioni e gli interessi. L'Ente impositore ha puntualmente inviato le diffide per interrompere la prescrizione e, di anno in anno, ha iscritto a ruolo gli arretrati formando tre ruoli distinti e incaricato l'esattore di procedere al recupero coattivo. L'agente della riscossione, come spesso succede, anzichè inviare una cartella per ogni singolo ruolo, ha preferito formare un'unica cartella che racchiude i ruoli delle tre annualità arretrate. In questo modo Mario Rossi ha ricevuto una cartella di oltre 1.500 euro. Ebbene, il debito non va pagato. E questo perchè il singolo ruolo è inferiore a 1.000 euro anche se la successiva cartella, onnicomprensiva, supera tale tetto.
    AVV. GIUSEPPE CAPONE